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Che cosa è il Buy back? E’ utile per l’investitore?

Che cosa è il Buy back? E’ utile per l’investitore?

Interrogato nei giorni scorsi sul programma di Buy back varato di recente da Apple, di cui Berkshire Hathaway possiede una partecipazione del 5%, Warren Buffett, CEO della società e noto investitore di successo, ha replicato sardonicamente “I love the idea of having our 5 percent or whatever it may be grow to 6 or 7 percent without us laying out a dime”.
Ma che cos’è il Buy back?
Per Buy back (o acquisto di azioni proprie) si intende l'operazione di acquisto di azioni proprie da parte di una società per azioni.

    Una società può decidere di effettuare un Buy back per svariati motivi, quali ad esempio:
  • sostenere in Borsa il corso del titolo nei casi di sua sofferenza: ad una maggiore domanda del titolo generata dall’acquisto di azioni proprie corrisponde un incremento del prezzo delle azioni;
  • inviare al mercato un segnale di fiducia: il Buy back implica un implicito apprezzamento da parte della società stessa della bontà dell’investimento nel titolo;
  • per reperire sul mercato, nell’ambito di piani di stock option, le azioni che poi potranno essere concesse ai manager del gruppo, al raggiungimento di determinati obiettivi economico-finanziari, a seguito dell’esercizio dei rispettivi diritti di opzione;
  • per investire gli utili in eccesso laddove non ci siano migliori opportunità di investimento;
  • per dotarsi di una riserva di titoli della società che potrà essere utilizzata per acquisizioni e/o scambi azionari con altre società;
  • per creare (distribuire) valore agli azionisti, che vedranno incrementare il valore della propria partecipazione, a seguito della riduzione del numero delle azioni in circolazione.

Come deve considerare il Buy back l’investitore?
L’acquisto di azioni proprie, come abbiamo visto, si presta a molteplici finalità e a svariate giustificazioni da parte del management che lo propone.
Per l’azionista/investitore il Buy back si può tradurre in un’operazione che aumenta ovvero diminuisce il valore della propria partecipazione.
Il discrimine sta tutto nel prezzo al quale la società riacquista effettivamente le azioni rispetto al loro valore intrinseco del momento.
Mutuando le parole di Warren Buffett: "repurchases only make sense if the shares are bought at a price below intrinsic value".
E il motivo lo ha illustrato lo stesso Warren Buffett in più occasioni, nelle note lettere agli azionisti di Berkshire Hathaway, di cui il team di Affari di Borsa è fedele lettore.
Secondo Warren Buffett, quindi, l’investitore/azionista deve guardare con favore i programmi di Buy back se le azioni sono acquistate ad un prezzo inferiore al proprio valore intrinseco.
E ciò per due importanti ragioni, di cui una è ovvia mentre l’altra è più sottile e non sempre adeguatamente considerata.
Quella ovvia riguarda un concetto meramente aritmetico: più acquisti effettuati ad un prezzo di gran lunga inferiore al valore intrinseco dell’azione ne accrescono di conseguenza -e in misura rilevante- il valore stesso.
L’acquisto di azioni proprie da parte di una società ad un prezzo di $ 1 quando le stesse hanno un valore intrinseco pari a $ 2, rappresenta un evidente vantaggio per la società stessa e, quindi, per l’azionista.
Per spiegare meglio il concetto, nella lettera agli azionisti del 2016 Warren Buffett scrive: “Consider a simple analogy: If there are three equal partners in a business worth $3,000 and one is bought out by the partnership for $900, each of the remaining partners realizes an immediate gain of $50”.
Spesso, tuttavia, accade che i programmi di acquisto di azioni proprie non conseguono simili risultati e in un numero ragguardevole di casi non riescono neanche a conseguire un 1$ di valore per 1 $ di spesa, con grave detrimento per l’azionista.
Ritornando all’esempio precedente, specularmente, Warren Buffett scrive: ”If the exiting partner is paid $1,100, however, the continuing partners each suffer a loss of $50. The same math applies with corporations and their shareholders”.
L’altro beneficio riscontrabile in relazione all’acquisto di azioni proprie è meno visibile e più difficile da misurare, ma nel tempo può assumere contorni assai significativi.
Effettuando un Buy back quando la società è quotata ben al di sotto del proprio valore, il management dimostra chiaramente di agire nell’interesse degli azionisti (il cui valore della partecipazione risulterà accresciuto all’esito dell’acquisto di azioni proprie), piuttosto che seguire il proprio di interesse attraverso -ad esempio- acquisizioni esterne, che certamente accrescono il prestigio della società e la remunerazione di chi la gestisce, ma che spesso non comportano un sostanziale valore aggiunto per l’azionista.
Una simile condotta è rassicurante sia per l’azionista che per il potenziale investitore, i quali potranno fare un maggiore affidamento sull’andamento del business e del proprio investimento perché sanno che il management è shareholder friendly, ovvero agisce nell’interesse degli azionisti.
Questo fattore (shareholders friendly management), spesso trascurato, può risultare determinante per il buon rendimento a lungo termine dell’investimento. Ad esso Affari di Borsa presta molta attenzione nella fase qualitativa delle proprie analisi societarie del Sieve System.
Un management non shareholders friendly può essere molto deleterio per l’azionista di minoranza (l’investitore privato), avendo il primo a disposizione svariati escamotage per trarre profitto a scapito del secondo.
Potrebbe, ad esempio, utilizzare furbescamente proprio lo strumento del Buy back a proprio esclusivo vantaggio, con grave pregiudizio per l’ignaro azionista.
Facciamo l’ipotesi, piuttosto ricorrente peraltro negli USA, in cui sia previsto che una parte significativa della remunerazione del management societario sia corrisposta in stock option e che uno dei target economico-finanziari prefissati per l’esercizio delle opzioni sia il conseguimento di un dato livello di EPS (earnings per share, ovvero utili per azione).
Il management potrebbe, quindi, determinarsi ad eseguire un piano di acquisto di azioni proprie al solo fine di conseguire il predeterminato target di EPS, acquistando azioni ad un prezzo anche superiore al loro valore, pur di accrescere la quantità di utili per azione.
E’ intuitivo, infatti, che a parità di utili, la riduzione del numero di azioni in circolazione, a seguito del Buy back, accrescerà l’EPS (utile per azione), in quanto ricordiamo che le azioni “riacquistate” dalla società non partecipano alla distribuzione degli utili.
Per concludere, possiamo affermare che l’acquisto di azioni proprie è di per sè uno strumento neutro per l’investitore che dovrà, tuttavia, monitorare attentamente l’effettivo prezzo a cui vengono acquistate le azioni da parte della società e confrontarlo con il loro valore intrinseco del momento.
Come dice Warren Buffett, infatti, “the question of whether a repurchase action is value-enhancing or value-destroying for continuing shareholders is entirely purchase-price dependent”.

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